Angelo

Lullabye

Nelle viscere di questa notte
provo a chiudere gli occhi,
mentre cerco di percorrere
le curve dei miei sogni.

Sento scivolare via la vita
senza prendere sonno.

Troppe cose da dire,
tutte nella mia testa,
negli occhi che si chiudono,
stanchi di pensare.

Interminabile silenzio
nelle luci che si spengono,
mentre ripristino i battiti
e ti continuo a cercare.

Diamante

dawn

 
Buio che apre la mia porta,
buio che mi chiude al mondo,
buio che spaventa.

Buio che riavvolge le parole,
che conquista i miei silenzi,
che nasconde il mio profilo
dietro questa tela.

Continuerò a cercarti in questo buio,
mentre stai dormendo,
mentre vaghi nello scorrere dei sogni,
rincorrendo il nostro tempo.

Continuerò a cercarti nei respiri
che corrono sul filo dei tuoi sguardi,
vividi lampi,
nella luce bianca delle nuvole
che sfilano discrete
insieme ai nostri giorni.

Luce che ritrovo nei tuoi occhi,
che mi indica la strada,
che riapre la mia porta,
che fa esplodere il silenzio,
srotola le mie parole
e azzera tutte le distanze.

Sei tu la luce,
diamante incastonato
nei pensieri segreti
delle parole che non ho mai detto.

Sei tutto quello che manca.

Sei le mie mani
nelle tue,
per non essere lontani…

Mai più.

Le geometrie del cuore

geometrie

Ti penso da lontano
e il tuo silenzio ora fa rumore.

Ti cerco con lo sguardo
negli angoli delle mie stanze,
piene di pensieri in burrasca,
vuote di parole,
quelle che non ti ho detto.

Resto fuori dal mondo,
a fissare i tuoi occhi
che mi lasciano sospeso,
nello scorrere immobile
di un destino incompleto.

Ti penso da lontano,
con la testa sul cuscino
a nuotare tra le onde dei capelli
che si aprono a raggiera,
a seguire le linee della mano
che ora allenta la sua stretta,
a sentire l’aritmia del cuore
che ora perde i suoi respiri.

Io che non so capire.
Io che non so fermare,
trattenere,
definire
queste geometrie del cuore.

Ti penso da lontano,
io che non so più guarire,
senza te.

Tutta la vita che c’è

occhi

Sono qui a scrivere di te.

Te che non ti conosco,
te che non mi hai chiesto niente
e sei entrata qui,
nei labirinti tortuosi
della mia interiorità,
nelle pieghe sgualcite
del dolore e del risentimento,
portando via tutto.

Io non dormo più,
io non vivo più,
perché vivo in te.

Te che mi spingi a cercare,
ogni giorno,
tutte le ragioni.
Te che mi spingi a sentire,
ogni giorno,
la vita
dentro ai tuoi respiri.

Guardo i tuoi occhi,
immagino tutti gli abbracci possibili
e mi commuove il pensiero
che non sarà mai abbastanza.

Non so dirlo in altro modo… che ti amo.
E che voglio continuare a farlo,
fino a tutta la vita che c’è.

Una forte emozione

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Un respiro profondo,
nella vita che mi appare davanti
mentre emergo dall’acqua.

Sono fuori dal caos dei rumori,
sono dentro il caos delle emozioni.

Guardo in ogni direzione,
in cerca di un mare più calmo,
in cerca di me,
in cerca di te.

Adesso voglio guardare con i tuoi occhi,
sentire con i tuoi occhi,
vivere con i tuoi occhi.

Sento la tua presa, forte, intensa, portarmi via,
dalle emergenze di un cuore umiliato.

Sangue… Sangue scorre ancora,
fuori dalla mia carne.

Sei la stretta che coagula la ferita,
sei certezza, passione,
Sei il mio grande dolore
che pulsa e cresce,
fino a esplodere in un pianto di gioia.

Sei tutto questo.

Ed io non riesco più a scrivere,
sulle gocce di emozioni
che cadono giù dai miei occhi.

Sei il respiro spezzato
di tutte le mie sensazioni.

Sei tutto quello che non so spiegare.

Sei le mie parole.

Emozioni rovesciate

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Due anni fuoritempo.

Implosione di pensieri
sui passi che incedono precisi,
uno dopo l’altro,
mentre tu non cammini più accanto a me.

Mi perdo nella via dei ricordi
cercando di trovare
nelle sequenze dei miei lampi
il punto esatto dove si è inceppato il nastro,
quel vuoto irreversibile
che conduce negli abissi.

Domande che pulsano ancora, qui dentro,
come vite parallele.

Avrei voluto chiederti
se provi la mancanza,
se nelle notti in cui
piovono parole
hai mai avuto voglia di parlarmi.

Avrei voluto chiederti
se mi hai mai amato veramente.

I passi corrono veloci,
in questi viali battuti dal vento
e dalle foglie sparse
delle mie inutili domande.

Poi arriva il giorno più difficile,
quel ricorrente venerdì,
del nodo in gola conosciuto,
delle lacrime che scendono.

Emozioni rovesciate,
in un silenzio anonimo,
mai liberatorio.

E io adesso
non voglio più
chiedermi perché.

Qual è il nome del tuo buio?

0703

Un’ombra compare dal nulla all’improvviso,
avvolgendomi in un silenzio inquietante.
Un momento che oscura l’orizzonte,
inghiottendo la vita intorno a me
e lasciando solo un buco nero dentro la sua cornice.
Non sono più cosciente,
non riesco a parlare, a elaborare pensieri.
Quest’ombra incombente
mi trasporta in un mondo parallelo,
risucchiato altrove per un tempo indefinito.
L’ombra si fa buio, impenetrabile,
Non posso più scappare…
Ora è il tempo delle domande,
quelle dirette, che bussano alla porta
del mio irrequieto vivere,
per trovare un senso,
il senso …
Sono solo io, qui, con le mie domande.

Qual è il nome del mio buio? …. Colpa.
Non posso più girarci intorno,
non posso chiamare il buio con un altro nome,
sono solo io, qui, con le mie colpe.
Quelle degli errori commessi, perché…
Non ero io l’uomo perfetto,
non ero io l’uomo nello specchio,
quello che vedevo, quando non volevo vedere.

Qual è il nome del mio buio? …. Paura.
Non posso più girarci intorno,
non posso chiamare il buio con un altro nome,
sono solo io, qui, con la mia paura.

Paura della morte.
Non del suo evento,
ma di tutto il tempo,
quello che manca, sempre….
Non riuscirò a metter tutti i sogni dentro la cornice,
prima dell’appuntamento.

Paura della vita.
Dove mi stai portando, Vita?
Nella deriva lenta e progressiva di un instabile presente,
verso mari calmi o verso altri uragani?
Galleggiare, nuotare, o annegare?

Qual è il nome del mio buio? …. Solitudine.
Non posso più girarci intorno,
non posso chiamare il buio con un altro nome,
sono solo io, qui, con la mia ombra più scura.

Solitudine che diventa abitudine.
Solitudine che accompagna i giorni,
uno dopo l’altro, dopo l’altro, dopo l’altro…

Rumori, rincorse, velocità, persone,
per un attimo non bastano più.
C’è sempre lei… Solitudine
Dietro l’angolo… che aspetta me…
Fedele.

Torno a respirare,
a muovere i primi passi
e avverto la tua presenza, chiara, distinta…sfiori la mia anima.

Ossigeno nell’eclissi.

Dimmi…
Qual è il nome del tuo buio?

(Liberamente ispirato al post “Notturno” di Giuliagunda – http://giornoalterno.wordpress.com/)

Viaggio

052

Dalle sbarre della mia prigione interiore

ascolto i rumori del mondo,

nel buio insofferente

del mio sonno spezzato.

Cerco negli ingranaggi del mio torpore

la perduta concentrazione,

mentre passo in rassegna la mia esistenza

fatta di porte che si chiudono,

fuori e dentro me.

Mi guardo intorno

alla ricerca di un senso,

in questa apparente normalità,

prigioniero della mia virtuale libertà.

Torno a dormire

per un tempo indefinito,

riprendendo il mio viaggio

per andare dove …